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  • POLONIKA - L'ITALIA SETTENTRIONALE

  • INTRODUZIONE

    La storia della diaspora polacca nell’Italia settentrionale include numerosi aspetti. Uno dei punti chiave è rappresentato dall’ammirazione costante per la ricchezza della cultura del Bel Paese e per le sue bellezze naturali, delle quali i polacchi fruirono nel corso dei secoli, dando di ciò dimostrazioni collocate,anche, ai margini della storia. Vi furono inoltre momenti nei quali le terre italiche divennerodirettetestimoni e protagoniste della nostra sorte nazionale. La storia della Polonia svoltasi fuori dai confini del paese deve essere considerata al pari di quella avvenuta al suo interno, e come tale preservata dall’obblio.


    Partendo da tale presupposto mettiamo a Vostra disposizione la pagina POLONIKA; chiediamo a tutti i visitatori di considerarla un progetto aperto, una sorta di „sito in costruzione”, come lo chiamerebbero gli internauti. Il suo obiettivo consiste nella raccolta delle testimonianze della presenza polacca nell’Italia settentrionale nel corso dei secoli, sino ai nostri tempi. Tale sfida – vista la ricchezza dei legami italo-polacchi – supera le possibilità dei redattori di questo sito. Per tale ragione vorremmo lanciare un appello, chiedendo a tutti di prendere parte al progetto, d’inviare informazioni sui polacchi presenti nell’Italia del nord nei diversi periodi storici, di condividere i documenti, le foto, le memorie o lo scoperte negli archivi, nelle biblioteche locali o, addirittura, nelle soffitte delle proprie case. Invitiamo a partecipare al nostro progetto anche la comunità polacca in Italia e tutte le persone interessate al tema. In tal modo potremo non solo conoscere meglio la storia della diaspora polacca nell’Italia settentrionale ma anche diffonderla, puntando soprattutto sui polacchi ora residenti affinché trovino, in futuro, una spinta per custodire le nostre origini e tramandare il nostro patrimonio culturale alle nuove generazioni.

     


    L’impostazione attuale del sito POLONIKA impone alcune restrizioni. Una breve panoramica di carattere storico, in cui sono presentatele principali informazioni sull’emigrazione polacca nell’Italia settentrionale, è accompagnata da relativi link, riferiti alle singole regioni del nord comprese nel distretto di competenza del Consolato Polacco di Milano (l’Italia settentrionale fino all’Emilia-Romagna). In ogni sezione ‘regionale’si trova un elenco alfabetico delle località in cui si possono trovare diverse testimonianze della presenza polacca.

    PANORAMICA STORICA


    Ai tempi dei Piasti, ovveroall’esordio dello Stato polacco, la parte settentrionale della Penisola italiana rappresentava una delle tappe dell’„iter Romanum”, itinerario storico che partiva dalla Polonia per terminare a Roma. Con il passare del tempo, i legami spirituali con la Santa Sede permisero di spostare l’attenzione dei pellegrini anche verso il nord della Penisola. Uno dei maggiori centri d’interesse divenne Bologna, quale sede principale dell’ordine mendicante dei domenicani. Uno dei frutti del soggiorno a Bologna del vescovo di Cracovia, Iwo Odrowąż, fu l’invito, nei confronti di quell’ordine,di installarsi in Polonia, ciò che avvenne nel 1220. Nella chiesa di San Domenico a Bologna si trova la cappella di san Giacinto Odrovaz (Jacek Odrowąż), primo domenicano polacco, e la tomba dell’illustre domenicano Martino Polono (morto nel 1279), cronista e confessore di diversi papi. Vale la pena ricordare anche l’importanza di Venezia, quale tappa obbligatoria dell’itinerario di pellegrinaggio non solo verso Roma ma anche verso la Terra Santa.

     

    Il ritratto di Martino Polono, Martino di Opawa (lat. Martinus Oppaviensis).

     

    Con la nascita di importanti sedi universitarie a Bologna (1088), Modena (1175), Padova (1222) e Ferrara (1391), i contatti con l’Italia si intensificarono. Nell’arco dei secoli XIII – XV, la destinazione principale dellaperegrinatio academica divenne l’Università di Bologna. Va anche sottolineato che alcuni rappresentanti della natio Polona, la cui presenza è documentata già dal XIII secolo, raggiunsero all’università alti incarichi di professori o rettori. L’Ateneo bolognese divenne anche un modello per l’Accademia di Cracovia, fondata nel 1364. Dal XV al XVIII secolo i principali centri di istruzione diventarono le università di Padova e Ferrara. Tra i loro studenti ricordiamo: Paweł Włodkowic, Jan Kochanowski, Stanislao Osio, Marcin Kromer, Jan Łaski, Jan Zamoyski, Jeremi Wiśniowiecki e tanti altri. Il più illustre rappresentante della natio Polona fu sicuramente Niccolò Copernico, che negli anni 1496-1501 studiò diritto presso l’Università di Bologna. In seguito egli si trasferì a Padova, dove studiò medicina negli anni 1501- 1503. Nel 1503 concluse i suoi studi giuridici a Ferrara, dove conseguì la laurea in diritto canonico.

     


    Ritratto di Niccolò Copernico

     

    Nell’epoca delBarocco e dell’Illuminismo l’Italia divenne tappa obbligatoria di una specie di Grand Tour nell’Europa Occidentale, effettuato dai figli di abbienti e aristocratici polacchi, i quali – attraverso detto viaggio – dovevano conoscere il grande patrimonio culturale europeo, aprirsi ad altre culture, imparare bene le lingue e acquisire un garbo da gentiluomini.

                                          Legioni polacche in Italia

    Alla fine del Settecento, perduta l’indipendenza in seguito a tre spartizioni della Polonia, giunse in Italia la prima ondata dell’emigrazione politica, rappresentata in gran parte da soldati e ufficiali. Grazie al consenso di Napoleone, il 9 gennaio 1797 il generale J. H. Dąbrowski firmò a Milano con il governo della Repubblica Lombarda, un accordo che permise di istituire le Legioni Polacche in Italia. Alle Legioni è strettamente legata la nascita del nostro inno nazionale. Il canto delle Legioni Polacche in Italia nacque nei giorni 16-19 luglio1797 nella città di Reggio nell'Emilia, che allora faceva parte della Repubblica Cisalpina e attualmente si trova nella regione dell’Emilia-Romagna.
    Nell’Ottocento i legami italo-polacchi si rafforzarono nell’ottica delcomune tentativo e della comunesperanza di riacquistare l’indipendenza. La Legione Polacca di Mickiewicz, formata il 29 marzo 1848 a Roma, partecipò ai combattimenti dell’esercito italiano contro l’Austria, in Lombardia e a Genova. Sotto il comando del colonello bergamasco Francesco Nullo, la Legione Italo-francese sostenneinvece l’insurrezione polacca del gennaio 1863. Nell’ottobre 1861, grazie all’appoggio del governo italiano, fu istituita a Genova la Scuola Militare Polacca, trasferita nel marzo 1862 a Cuneo, dove rimase operativa fino all’agosto dello stesso anno.

     


    Vecchia sede della Scuola Militare Polacca a Cuneo

     

    Nel secolo XIX, l’Italia settentrionale fu visitata da numerosi poeti romantici: Adam Mickiewicz, Juliusz Słowacki, Antoni Edward Odyniec, Stefan Florian Garczyński, Henryk Rzewuski, Stanisław Chołoniewski, Cyprian Kamil Norwid. Quest’ultimo, nell’opera Italiam! Italiam!, poeticamente definì il fine di questi viaggi: „Ti mandai alla caccia dei tesori”. In quel periodo una delle mete preferite in Italia divenne la Liguria; la città di Genova ospitò Henryk Sienkiewicz, autore di „Quo vadis?”, romanzo amatissimo anche in Italia,o la poetessa Maria Konopnicka. Lo scrittore Józef Ignacy Kraszewski, invece, soggiornò negli anni 1885-1887 a Sanremo. Nell’inverno del 1911 risiedette a Genova anche il maresciallo di Polonia Józef Piłsudski. L’Italia divenne meta obbligatoria dei viaggi di numerosi pittori e scultori.



    Ritratto di Józef Ignacy Kraszewski, Sanremo 1886


    La prima metà del XX secolo portò a nuovi contatti tra l’Italia e la Polonia, spesso legati ai contemporanei avvenimenti politici europei. Durante la Primaguerra mondiale, nella zona di Chivasso, si trovava un campo per prigionieri dell’esercito austro-ungarico. Tra gli internati polacchi furono istituiti nel novembre 1918 i reggimenti che entrarono a far parte dell’armata del generale Haller in Francia.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

                      Lapide commemorativa a Chivasso e diploma per le autorità del comune di La Mandria di Chivasso, che ricordano i combattimenti di 22.000 soldati polacchi, prigionieri di guerra, a sostegno della III e IV Armata Italiana e dell’Armata Polacca del gen. Haller in Francia, raggruppati negli anni 1918-1919 a La Mandria di Chivasso./ fot. B.Skwarczyński


    La Seconda guerra mondiale vide i combattimenti del II Corpo d’armata Polacco comandato dal gen. W. Anders, impegnato nella liberazione dell’Italia. Nel dicembre 1943 esso fu trasferito in Italia per entrare a far parte dell’Ottava Armata Britannica, veterana della campagna italiana: nel maggio1944 condusse l’assalto alla Linea Gustav, conquistando Monte Cassino. Nel luglio 1944 combatté sulla riviera del Mare Adriatico e liberò Ancona; nel periodo agosto-settembre partecipò allo sfondamento della Linea Gotica. La tappa successiva dell’itinerario di battaglia del II Corpo d’Armata furono gli Appennini settentrionali. Dall’ottobre al dicembre 1944, sfidando condizioni avverse, i soldati riuscirono a liberare le località dell’Emilia-Romagna: S. Sofia, Galeata, Monte Grosso, Lecchia, Trebbio, Predappio, Dovadola, Castrocaro, Monte Fortino. Dal gennaio all’aprile 1945 l’esercito polacco prese parte ai combattimenti d’assalto alla linea difensiva tedesca sul Senio. In seguito, il II Corpo d’armata Polacco fu coinvolto nei combattimenti a Imola, liberata il 14 aprile e a Castel San Pietro Terme, liberata dai polacchi il 17 aprile 1945. Alla fine, il 21 aprile, il 9° Battaglione di Lancieri di Carpazia della III Brigata entrò per primo a Bologna e issò la bandiera polacca sulla città. Lo sfondamento del fronte nella zona di Bologna e la liberazione della città svolsero un ruolo decisivo nella sconfitta definitiva dei tedeschi in Italia. Nel cimitero comunale, che rimane tuttora luogo di memoria dedicato acoloro che sacrificarono la propria vita per l’ideale comune della libertà, furono sepolti 1432 soldati; si tratta del maggiore cimitero polacco in Italia.


    Nella foto "l’orso Wojtek" – l’orso bruno siriano adottato dai soldati della 22 Compagnia di rifornimento dell’artiglieria nel II Corpo d’armata Polacco del gen. W. Anders



    Cimitero Militare Polacco di Bologna/ fot. B. Skwarczyński

     

    Finita la guerra,su1280 ex soldati molti iniziarono a studiare presso atenei locali, ma la maggior parte lasciò l’Italia. Nei primi anni del dopoguerra, fino al 1956, l’emigrazione polacca verso l’Italia fu piuttosto scarsa. Con il passare del tempo il fenomeno crebbe, ma la vera e propria svolta ebbe luogo nel 1978, in seguito all’elezione papale del cardinale Karol Wojtyła. L’avvenimento contribuì a rafforzare i legami tra l’ambiente ecclesiastico polacco e quello italiano e intensificò il pellegrinaggio, che – pur indirizzato a Roma – ebbe tappe importanti anche nelle città del nord Italia, e sensibilizzò l’opinione pubblica italiana sulla nostra situazione politica, ciò che produsse diverse iniziative di solidarietà per i polacchi e la Polonia negli anni ’80 e ’90. Gli ultimi due decenni del XX secolo e l’inizio del XXI portarono nuove ondate di emigrazione: inizialmente di carattere politico e poi economico. Il fenomeno si intensificò con l’adesione della Polonia all’Unione Europea. Secondo le stime attuali, nell’Italia settentrionale abitano ca. 50.000 polacchi.
     

    L’Italia continua a essere un Paese che attrae fortemente gli artisti. Ricordiamo gli stretti legami tra J. Grotowski e T. Kantor con il Centro di Ricerche Teatrali di Milano. Nel 1979 Grotowski ha allestito presso il Centro lo spettacolo Apocalypsis cum figuris e ha tenuto anche diversi seminari e laboratori. Sempre presso il C.R.T. è stata allestita, nel 1978 e nel 1979, l’opera di Kantor Umarła klasa, e nel 1981 Wielopole, Wielopole. Un altro famoso artista polacco, fortemente legato all’Italia, è stato Igor Mitoraj, che ha vissuto e lavorato a Pietrasanta (Toscana) ma ha fatto presenza anche al nord partecipando, nel 1986, alla XLII Biennale d’Arte Internazionale di Venezia. Egli ha esibito le sue opere anche a Milano, che ospita tre sue importanti sculture: Fontana del Centauro, Omaggio a De Sabata alla Scala e il Petto a metà nella Piazza del Carmine. A Padova vive e lavora un altro grande artista polacco: Ryszard Demel, „Maestro della Luce”, conosciuto soprattutto per il ciclo di cinque vetrate nel Duomo di Padova. Nel 2013 egli è stato insignito dal Comune di Padova del titolo di Cittadino Onorario.

     


    Ryszard Demel/ fot. Francesca Leonardi


    Il Progetto "Polonika – polacchi nell’Italia settentrionale" nella sua forma attuale è stato predisposto in base ai materiali a disposizione del Consolato, inviati dagli appassionati della comunità polacca in Italia, nonché in base a: Maria Bersano Begey, La Polonia in Italia. Saggio bibliografico 1799-1948, Torino 1949; M. Brahmer, Powinowactwa polsko włoskie. Z dziejów wzajemnych stosunków kulturalnych, Warszawa 1980; M. Gurgul, Historia teatru i dramatu włoskiego, t.II, Kraków, 2008; L. Henczel-Wróblewska, Dzieje Polaków we Włoszech, Poznań-Kalisz 2006; Natio Polona. Uniwersytety w Polsce i we Włoszech (wieki XIII-XX). Wystawa archiwalna, red. L. Łysiak, L.Londei, G.Pistelli, J.Stoch, Perugia 1990; O. Płaszczewska, Wizja Włoch w polskiej i francuskiej literaturze okresu romantyzmu (1800-1850), Kraków 2003; W. Preisner, Stosunki literackie polsko-włoskie w latach 1800-1939 w świetle bibliografii, Toruń 1949; A. Sajkowski, Opowieści misjonarzy, konkwistadorów, pielgrzymów i innych świata ciekawych, Poznań 1991; T. Ulewicz, Iter Romano-italicum polonorum czyli o związkach umysłowo-kulturalnych Polski z Włochami w wiekach średnich i renesansie, Kraków 1999; W. Zahorski, Polak we Włoszech, Rzym, 1983.
     

     

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